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Una Momentanea Eternità

Questa è la versione ebook PDF del mio libro (a stampa) "Una Momentanea Eternità" (la versione cartacea puoi acquistarla su questo sito o sul mio sito, dove troverai molte altre informazioni)



Il tema vero del progetto è il tempo, o per meglio dire il passato, che si rapprende sui muri sbrecciati, nelle officine abbandonate, nei casali oramai vuoti, nelle ferriere dai muri imponenti che racchiudono solo il silenzio, nelle strade dove non passa più nessuno.

Per esplorare questo passato, che David Lowenthal definisce “una terra straniera”, c’è bisogno di uno strumento coerente: e una fotocamera, ancor più se analogica, può diventare davvero una macchina del tempo, e permetterci di viaggiare, almeno idealmente, alla ricerca delle testimonianze iconografiche di ciò che è stato, e più non ritorna (ma rimane sempre alla portata dei ricordi).

Scheda del progetto

Perché la Macchina del Tempo fotografica funzioni, occorre che il tempo possa depositarsi e accumularsi in qualcosa di tangibile: per questo sono ricorso in gran parte alla fotografia analogica, quella su pellicola. Il grano d’argento, a differenza del pixel, assorbe la luce e modifica se stesso, definitivamente.


Per sottolineare ulteriormente l’aspetto temporale, ho scelto di utilizzare solo fotocamere “vintage”, che abbiano almeno 20-30 anni di “vita”, ma anche molto di più, e anche alle cosiddette “Toy Cameras”, in voga negli anni ’60 e sino ai primi anni ’80, e ora diventate preziosi strumenti creativi.

Ma la tecnica prediletta, quella che costituisce il cuore di questo mio lavoro, è la fotografia stenopeica, in cui l’immagine è creata sul supporto sensibile dalla luce che passa attraverso un piccolo foro, stenos opaios in greco, da cui il nome. Non c’è nessuna messa a fuoco, alcuna regolazione da fare, alcuna possibilità di modificare le condizioni di ripresa.

Occorre solo inquadrare (e anche per l’inquadratura non ci sono supporti specifici: ci si affida all’esperienza e all’intuizione) e attendere, a volte per pochi secondi e a volte per mezz’ora o un’ora, quando la luce è scarsa.


Una terra straniera

Siamo tutti cittadini di una terra che però ci è oramai estranea, come David Lowenthal scrive nel suo saggio del 1985 (recentemente rivisto e ripubblicato) intitolato appunto “The past is a foreign country”, titolo ripreso anche per il romanzo di Gianfranco Carofiglio (“Il passato è una terra straniera”), diventato un film nel 2008.

Viaggiare in questa terra vuol dire muoversi temporalmente, non spazialmente: è un viaggio immobile, eppure può portarci lontano.

Per questo, io credo, ci sono luoghi, come l’Etruria meridionale, in cui le strade non servono per andare, ma per restare: sono percorsi adatti ai sognatori, non ai viaggiatori. Non potrei immaginare terra più adatta a concepire e realizzare un lavoro fotografico dedicato a un tema come il passato, e più in generale al Tempo.

Le foto mostrano l’Etruria meridionale, perché per me che ci vivo è questa la mia “terra straniera”, ma non vogliono semplicemente essere il racconto di un territorio, per quanto straordinario.

Lo mostrano elevandolo a simbolo, nella consapevolezza che in ogni angolo d’Italia si possono trovare decine di “terre straniere”, tutte significative, tutte meritevoli di essere esplorate.

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