Maggio 1976. Londra è in fermento. David Bowie, l’uomo che aveva venduto il mondo come Ziggy Stardust, stava tornando a casa. Ma quello che doveva essere il trionfale ritorno di un eroe nazionale si trasformò rapidamente in uno dei momenti più controversi e discussi della storia del rock.
Il contesto: La nascita del "Thin White Duke"
Per capire cosa accadde a Victoria Station, bisogna comprendere chi fosse Bowie in quel momento. Era l’era del Thin White Duke (il Sottile Duca Bianco): un personaggio aristocratico, gelido, privo di emozioni, che viveva di peperoni, latte e una quantità spaventosa di cocaina. Bowie si era trasferito a Los Angeles, una città che aveva alimentato la sua paranoia e il suo interesse per l'occultismo e la numerologia.
L'incidente: Un gesto, mille polemiche
Il 2 maggio 1976, Bowie arrivò alla stazione di Victoria a bordo di una Mercedes aperta. Una folla di fan lo attendeva. Mentre l’auto avanzava, un fotografo scattò un’immagine che fece il giro del mondo: Bowie con il braccio teso, in quello che sembrava inequivocabilmente un saluto nazista.
Il tempismo non poteva essere peggiore. La Gran Bretagna stava vivendo un periodo di forte tensione sociale, con l'ascesa del National Front e movimenti razzisti in tutto il Paese. Quell'immagine divenne benzina sul fuoco.
Le dichiarazioni shock: "La Gran Bretagna ha bisogno di un leader fascista"
Il caso non esplose solo per la foto. Nelle settimane precedenti e successive, Bowie rilasciò interviste (in particolare a Playboy e NME) che lasciarono il pubblico sbigottito:
- Affermò che "Adolf Hitler è stata una delle prime rockstar".
- Dichiarò che "la Gran Bretagna avrebbe beneficiato di un leader fascista", convinto che il sistema democratico stesse fallendo.
I giornali britannici lo attaccarono duramente, dipingendolo come un simpatizzante dell'estrema destra. La sua immagine di artista d'avanguardia venne oscurata da un'ombra inquietante.
La difesa: "Ero solo un fermo immagine"
Bowie passò il resto della sua vita a difendersi da quell'accusa. La sua versione dei fatti fu sempre la stessa:
- L'equivoco visivo: Sostenne che il fotografo lo avesse colto a metà di un semplice cenno di saluto alla folla. "Non è successo. Ho solo salutato. Vi giuro, sulla mia vita, che non l'ho fatto", dichiarò in seguito.
- La "psicosi da cocaina": Anni dopo, Bowie ammise di essere stato completamente "fuori di testa". Viveva in uno stato di psicosi indotta dalle droghe, leggendo libri di magia nera e perdendo il contatto con la realtà. Definì il periodo del Duca Bianco come quello di un "personaggio che recitava una parte", un guscio vuoto controllato dalle sostanze.
"Ero in uno stato di totale paranoia. Ero astronomicamente fatto. Le mie dichiarazioni erano quelle di un uomo che non capiva più cosa stesse dicendo."
L'eredità del caso
L'incidente di Victoria Station fu uno dei catalizzatori che portarono alla nascita di Rock Against Racism, un movimento culturale volto a contrastare l'ideologia di estrema destra nella musica.
Per Bowie, fu il segnale che era necessario un cambiamento radicale. Poco dopo, si trasferì a Berlino (paradossalmente, proprio per fuggire dal caos di LA e ripulirsi), dove iniziò la sua celebre "Trilogia di Berlino", spostando il suo focus artistico verso l'elettronica e l'avanguardia, lasciandosi alle spalle l'oscurità del Duca Bianco.
Oggi, la maggior parte dei critici e dei fan accetta la tesi della psicosi temporanea. Il "saluto" di Victoria Station rimane un monito su quanto sia sottile il confine tra performance artistica, provocazione e autodistruzione. David Bowie è riuscito a sopravvivere a se stesso, trasformando quell'orrore in una rinascita creativa senza precedenti.
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