Un viaggio attraverso la vita e l'arte di Roger Keith Barrett, il genio visionario che ha illuminato e poi abbandonato il mondo della musica psichedelica, lasciando un'eredità che continua a brillare nel buio.
L'Esplosione di Colore
1965-1967
Londra brucia di creatività psichedelica. Nelle viscere dell'UFO Club, tra proiezioni di luci liquide e melodie che sembrano provenire da altri mondi, nasce una rivoluzione sonora. Al centro di questo vortice colorato, un ragazzo di Cambridge con occhi chiari e una chitarra che suona come nessun'altra.
Il Ragazzo di Cambridge
Roger Keith Barrett non era semplicemente un musicista. Era un artista nel senso più puro e rinascimentale del termine: dipingeva tele con la stessa naturalezza con cui componeva melodie, scriveva poesie mentre altri dormivano.
Cresciuto in una famiglia colta, respirava arte da sempre. La musica era solo una delle tante lingue che parlava fluentemente, forse quella con cui riusciva a esprimersi più profondamente.
L'Invenzione del Sound
Syd Barrett ha trasformato il rhythm & blues in qualcosa di completamente alieno, di ultraterreno. La sua chitarra Fender Esquire – soprannominata "Zippo" – diventava uno strumento di esplorazione cosmica nelle sue mani.
L'Eco a Nastro
Sperimentava con delay e riverberi, creando paesaggi sonori che nessuno aveva mai sentito prima.
Tecnica Innovativa
Usava accendini Zippo e sfere d'acciaio sulle corde per produrre suoni impossibili.
Melodie Fatate
Componeva canzoni che sembravano fiabe sussurrate da creature di un altro mondo.
The Piper at the Gates of Dawn
L'album di debutto dei Pink Floyd, pubblicato nell'agosto del 1967, è puro Syd Barrett distillato in vinile. Ogni canzone è un universo a sé: gnomi che danzano, spaventapasseri che prendono vita, viaggi nello spazio profondo narrati con la voce innocente di un bambino che ha visto troppo.
Syd era il leader indiscusso, il volto sorridente sui poster, l'anima pulsante della band. Scriveva, cantava, suonava. Era lui la visione, gli altri erano i suoi traduttori.
Le Notti all'UFO Club
Ogni venerdì sera, l'UFO Club di Tottenham Court Road diventava il tempio della controcultura londinese. Proiezioni liquide si mescolavano con fumo d'incenso mentre i Pink Floyd suonavano set interminabili, sperimentali, ipnotici.
Syd era al centro di tutto questo, gli occhi chiusi mentre le dita danzavano sulla chitarra, creando tappeti sonori su cui galleggiavano le menti espanse del pubblico. Era magia pura, irripetibile.
La Crepa nel Cristallo
1968
Ma anche i diamanti, sotto troppa pressione, possono frantumarsi. E Syd Barrett stava per scoprire quanto fosse fragile la sua struttura cristallina, quanto sottile il confine tra genio e abisso.
Il Peso della Fama
La Pressione dell'Industria
L'industria discografica voleva hit commerciali, tour infiniti, sorrisi per le fotografie. Syd voleva solo creare liberamente.
L'Abuso di LSD
Le sostanze psichedeliche, che inizialmente aprivano porte della percezione, stavano diventando prigioni. Syd prendeva acido quasi quotidianamente.
La Mente che Si Spezza
Qualcosa dentro di lui cominciava a rompersi, silenziosamente ma inesorabilmente. Il genio si stava trasformando in tortura.
Il Blackout
Gli episodi sul palco diventavano sempre più inquietanti. Durante un concerto, Syd suonò una sola nota per tutto lo show, lasciando che la chitarra ululasse feedback mentre lui restava immobile, lo sguardo fisso nel vuoto. In altre occasioni, detunava ossessivamente le corde tra una canzone e l'altra, rendendo impossibile continuare.
I suoi compagni di band lo guardavano con una miscela di amore, frustrazione e crescente terrore. Chi era questa persona che aveva preso il posto del loro amico brillante?
L'Addio Silenzioso
Un giorno del gennaio 1968, i Pink Floyd semplicemente non passarono a prendere Syd per andare al concerto. Nessun confronto drammatico, nessuna dichiarazione ufficiale. Solo un'auto che non si fermò davanti a una porta.
David Gilmour, amico d'infanzia di Syd, entrò nella band per sostituirlo. Per un breve periodo, provarono a continuare in cinque, ma era insostenibile. Syd Barrett e i Pink Floyd si separarono come due galassie che si allontanano nell'universo in espansione.
La Solitudine del Genio
1969-1972
Fuori dai riflettori, lontano dal palco, Syd tentò di ricostruirsi. Due album solisti documentano questo periodo fragile e bellissimo: opere che sembrano lettere scritte da un naufragio, messaggi in bottiglia lanciati verso rive che forse non esistono.
The Madcap Laughs
Il primo album solista, The Madcap Laughs, pubblicato nel gennaio 1970, è straziante nella sua bellezza spezzata. Le canzoni sono scarne, acustiche, a volte fuori tempo. Si sentono le false partenze, le risate nervose, i momenti di confusione.
È come ascoltare qualcuno che cerca disperatamente di ricordare chi era, mentre i pezzi della sua mente scivolano via come sabbia tra le dita. Eppure, proprio in questa fragilità, c'è una verità artistica devastante.
Barrett
Il secondo album, semplicemente intitolato Barrett, uscì nove mesi dopo. Leggermente più strutturato, ma ancora pervaso da quella stessa qualità onirica e frammentata.
David Gilmour e Roger Waters provarono ad aiutarlo in studio, ma era come cercare di tenere insieme un castello di sabbia sotto la pioggia. Le canzoni erano bellissime e inquietanti, popolate da immagini surreali e melodie che si dissolvevano prima di finire.
L'Ultimo Tentativo
Nel 1972, Syd formò brevemente una band chiamata Stars con musicisti di Cambridge. Provarono per alcune settimane, ma divenne subito chiaro che Syd non era più in grado di sostenere nemmeno questa struttura minima.
Dopo pochi concerti disastrosi in piccoli club locali, la band si sciolse. Fu l'ultimo tentativo di Syd Barrett di rimanere nel mondo della musica professionale. Aveva solo 26 anni, ma la sua carriera musicale era finita.
Il Fantasma e l'Eredità
1975 - Fine
Gli anni passarono. Il mondo dimenticò Syd Barrett, o almeno credette di averlo fatto. Ma nel 1975, durante le sessioni di registrazione di un nuovo album dei Pink Floyd, il fantasma tornò ad Abbey Road.
Il Ritorno ad Abbey Road
Era il giugno del 1975. I Pink Floyd stavano registrando Wish You Were Here, un album che includeva una lunga suite dedicata proprio a Syd: "Shine On You Crazy Diamond".
All'improvviso, un uomo calvo e sovrappeso, con le sopracciglia rasate, entrò nello studio. Nessuno lo riconobbe inizialmente. Poi qualcuno sussurrò: "È Syd."
Il silenzio che seguì fu assordante. Roger Waters scoppiò in lacrime. David Gilmour restò paralizzato. L'uomo che era stato il loro leader, il loro amico, il loro genio, era irriconoscibile. Syd non disse molto, chiese se poteva aiutare con la registrazione, poi se ne andò. Non lo avrebbero più rivisto.
Shine On You Crazy Diamond
L'Omaggio
La suite di 26 minuti è uno degli omaggi più toccanti nella storia del rock, un monumento sonoro a un amico perduto.
L'Incontro
La coincidenza che Syd apparisse proprio mentre stavano registrando la canzone su di lui sembra scritta dal destino.
Il Ricordo
Ogni nota della suite porta il peso della memoria, del rimpianto, dell'amore per qualcuno che brillò troppo intensamente.
Il Ritorno a Cambridge
Dopo quella visita ad Abbey Road, Syd Barrett tornò definitivamente a Cambridge. Si trasferì nella casa della madre, poi in un suo appartamento. Roger Keith Barrett – non più "Syd" – visse i suoi ultimi trent'anni in totale anonimato.
Coltivava il giardino. Dipingeva occasionalmente. Faceva lunghe passeggiate. I vicini lo conoscevano come Roger, un uomo tranquillo e riservato che faceva la spesa al supermercato locale. Alcuni sapevano del suo passato, ma lui non ne parlava mai.
Rifiutò ogni offerta di intervista, ogni tentativo di riportarlo alla musica. Aveva scelto il silenzio, e in quel silenzio aveva trovato, forse, una forma di pace.
L'Immortalità
Syd Barrett morì nel 2006, a 60 anni, per complicazioni del diabete. Ma la sua eredità non è mai morta. Oggi, nel 2026, vent'anni dopo la sua scomparsa, continuiamo a parlare di lui.
L'Artista Puro
Syd rappresenta l'artista che non scende a compromessi, che brucia per l'arte stessa.
La Fiamma Breve
La sua carriera durò solo tre anni, ma illuminò un'intera generazione e quelle successive.
La Libertà Creativa
La sua musica continua a ispirare chiunque cerchi autenticità nell'espressione artistica.
Il Diamante Immortale
Syd Barrett ci ha insegnato che il genio può essere fragile, che la creatività può consumare chi la possiede, ma anche che l'arte vera lascia tracce indelebili nell'universo. La sua luce, per quanto breve, continua a brillare nell'oscurità, guidando altri artisti verso territori inesplorati.
"Syd era la nostra forza motrice. Senza di lui, nulla di tutto questo sarebbe successo. Ma senza di lui, siamo dovuti diventare qualcos'altro."— Roger Waters
E così, il diamante pazzo continua a brillare, splendente nella sua follia, immortale nella sua fragilità, perfetto proprio nelle sue crepe. A.G.
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