Nella prima puntata di questo blog ho iniziato a raccontare da dove è partito il mio percorso: il campo, i primi cantieri, i Controlli Non Distruttivi e quell’esperienza iniziata nel 2014 che, passo dopo passo, mi ha portato a conoscere sempre più da vicino il mondo della saldatura.
Con questa seconda puntata voglio fare un passo avanti: non parlare soltanto di ciò che ho fatto, ma di quello che il campo mi ha insegnato sulla qualità.
L’occasione nasce da una recente intervista che ho avuto il piacere di rilasciare all’amico e collega Raffaele Menna, Welding Quality Project Coordinator per Bonatti, attualmente impegnato in Messico nel progetto di ampliamento Energía Mayakan, relativo a un metanodotto di circa 700 km.
Raffaele mi ha ospitato nel suo spazio “L’angolo del Coordinatore di Saldatura” e le sue domande mi hanno dato l’opportunità di ripercorrere oltre dieci anni di esperienze, cantieri e crescita professionale.
Tutto è iniziato sul campo
Quando nel 2014 ho iniziato a lavorare nel settore della costruzione dei metanodotti, il mio primo approccio è stato attraverso i Controlli Non Distruttivi, con una formazione iniziale negli ultrasuoni manuali per la verifica delle riparazioni delle saldature in cantiere.
All’inizio il mio compito era controllare.
Ma lavorando ogni giorno accanto a saldatori, tecnici e ispettori ho iniziato a capire qualcosa di molto più importante: per comprendere veramente un controllo bisogna conoscere ciò che è accaduto prima del controllo stesso.
Una saldatura non diventa di qualità nel momento in cui supera un CND.
La qualità comincia dalla preparazione dei lembi, dall’accoppiamento, dai materiali, dal rispetto della procedura, dai parametri utilizzati e dall’attenzione con cui viene eseguita ogni singola fase.
È da questa consapevolezza che è cresciuta la mia passione non soltanto per i CND, ma per l’intero processo di saldatura e di gestione della qualità.

Uscire dalla propria zona di comfort
Nel mio percorso ci sono state esperienze che hanno lasciato un segno particolare.
Tra queste sicuramente San Luis Potosí, in Messico, e il deserto di Gabès, in Tunisia.
Lavorare all’estero significa confrontarsi con ambienti, organizzazioni e problematiche differenti. Significa anche trovarsi davanti a situazioni nelle quali non sempre esiste una soluzione già pronta.
È proprio in quei momenti che ho sviluppato maggiormente il mio problem solving, la capacità di gestire gli imprevisti e, soprattutto, di trovare soluzioni che potessero essere utili sia al team sia al cliente.
Nel corso della mia carriera ho inoltre scelto di confrontarmi con realtà differenti per ampliare le mie competenze: dalle pipeline ai viadotti, dal settore navale al ferroviario, fino ad arrivare alle attrezzature a pressione.
Ogni settore mi ha lasciato qualcosa e ogni esperienza ha contribuito a modificare il mio modo di vedere il lavoro.
Dalla verifica alla cultura della qualità
Con il tempo ho compreso che essere un buon professionista non significa solamente possedere competenze tecniche.
Servono certamente conoscenza delle norme, degli strumenti e dei processi, ma servono anche responsabilità, serietà, capacità di comunicare, umiltà e disponibilità ad aggiornarsi continuamente.
Nel mondo della saldatura questo concetto diventa particolarmente evidente nel rapporto tra Welding Coordinator, Welding Inspector e personale di produzione.
Ognuno ha un ruolo diverso, ma l’obiettivo è uno solo: ottenere un processo affidabile e un prodotto conforme.
Quando queste figure comunicano e collaborano, il controllo non rappresenta un ostacolo alla produzione.
Diventa parte della produzione stessa.

Il difetto spesso nasce prima della saldatura
Durante l’intervista Raffaele mi ha posto una domanda particolarmente interessante: qual è l’errore più frequente che può compromettere la qualità di una saldatura durante la costruzione di una pipeline?
La mia esperienza mi porta a guardare innanzitutto alle attività preliminari.
Preparazione dei lembi, pulizia, accoppiamento, rispetto dei parametri della procedura, gestione dei materiali d’apporto, temperature e condizioni ambientali possono sembrare singoli dettagli.
Ma spesso è proprio da un piccolo errore in una di queste fasi che nasce il problema che verrà rilevato successivamente dal controllo.
“Prevenzione e controllo dell’intero processo sono più efficaci del solo controllo finale.”
Il CND rimane fondamentale. Ma individuare un difetto significa intervenire quando qualcosa è già accaduto.
La vera qualità consiste anche nel creare le condizioni affinché quel difetto non si generi.
La tecnologia cambia. La competenza resta.
Rispetto a quando ho iniziato nel 2014, il settore ha compiuto passi enormi.
I processi di saldatura sono sempre più automatizzati e controllabili, mentre digitalizzazione e sistemi di acquisizione permettono una tracciabilità delle lavorazioni sempre maggiore.
Anche nel mondo dei Controlli Non Distruttivi l’evoluzione è evidente.
Tecniche come Phased Array, TOFD e radiografia digitale consentono di ottenere risultati più rapidi, dettagliati, tracciabili e facilmente archiviabili.
Ma c’è un aspetto che considero fondamentale:
la tecnologia non sostituisce il tecnico.
Uno strumento più evoluto fornisce maggiori informazioni, ma occorre qualcuno che sappia comprenderle e interpretarle correttamente.
Per questo l’evoluzione tecnologica deve andare di pari passo con l’evoluzione delle competenze.
La qualifica è l’inizio del percorso
L’ultima parte dell’intervista è rivolta soprattutto a chi oggi vuole avvicinarsi al nostro settore.
Il consiglio che darei a un giovane è quello che continuo ad applicare anche a me stesso:
studiare, qualificarsi, fare esperienza, osservare e ascoltare.
Soprattutto ascoltare chi ha già trascorso anni sul campo.
Una qualifica è indispensabile e può aprire molte porte, ma nessun certificato può sostituire completamente l’esperienza maturata affrontando problemi reali.
Bisogna avere la disponibilità a fare domande, mettersi in discussione e continuare a imparare.

“La qualifica ti apre le porte,
l’esperienza ti fa crescere,
la passione ti fa fare la differenza.”
Dal campo alla qualità
Se nella prima puntata ho raccontato da dove sono partito, questa seconda racconta qualcosa che ho imparato durante il percorso.
La qualità non appartiene a una singola persona, a un singolo controllo o a una singola fase.
È il risultato del lavoro di tutti.
Competenza, esperienza, comunicazione, collaborazione e attenzione ai dettagli sono elementi che devono accompagnare l’intero processo.
Ed è forse questa una delle lezioni più importanti che il campo continua a insegnarmi.
Un ringraziamento
Ringrazio l’amico e collega Raffaele Menna per avermi coinvolto ne “L’angolo del Coordinatore di Saldatura” e per aver trasformato una semplice intervista in un’occasione di confronto e riflessione sul nostro lavoro.
Intervista completa su LinkedIn:
Continua il percorso
Questa intervista rappresenta un’altra tappa del percorso che sto raccontando attraverso questo blog: esperienze sul campo, Controlli Non Distruttivi, saldatura, qualità e soprattutto le persone incontrate lungo il cammino.
Se vuoi approfondire il mondo dei Controlli Non Distruttivi (CND / NDT), ho raccolto parte della mia esperienza anche in una collana di ebook pensata per tecnici, ispettori, professionisti e per chi vuole avvicinarsi a questo settore.
Scopri la collana “Controlli Non Distruttivi” e gli ebook disponibili nello store:
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Dal campo alla conoscenza, dalla conoscenza alla qualità.
Il viaggio continua.
Francesco Guerriero
Controlli Non Distruttivi — esperienze dal campo
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