La vita di Rudolf Steiner
Mentre scrivo, ogni parola e ogni frase sembrano pesare come un macigno. È relativamente facile scrivere di cronaca, di storia, di moda, della vita quotidiana. Molto più difficile è cercare di raccontare uno dei grandi pensatori della storia contemporanea.
Per chi scrive, Rudolf Steiner rappresenta una delle grandi speranze dell’umanità del XXI secolo: un’umanità sempre più assoggettata alla tecnologia, al piacere immediato, all’evasione, che rischia di dimenticare la propria dimensione interiore.
Ma chi era realmente Rudolf Steiner?
Un bambino tra due mondi
Rudolf Steiner nacque il 27 febbraio 1861 a Kraljevec, allora nell’Impero austriaco, e morì a Dornach, in Svizzera, il 30 marzo 1925.
Figlio di un impiegato delle ferrovie, trascorse l’infanzia in diverse località a causa dei frequenti trasferimenti del padre. La famiglia conduceva una vita semplice. I bambini contribuivano ai lavori domestici e alla cura dell’orto e Steiner partecipava anche alla vita della piccola stazione ferroviaria, imparando molto presto perfino a telegrafare.
Da una parte, dunque, il mondo concreto della ferrovia, della tecnica, dei segnali e del lavoro quotidiano; dall’altra, prati, boschi, montagne e il susseguirsi delle stagioni.
Due mondi che sembrano anticipare l’intera vita di Steiner: la realtà materiale e quella spirituale.
Intorno ai sette anni, secondo quanto egli stesso raccontò successivamente, cominciò a sperimentare percezioni che non appartenevano al normale mondo sensibile. Riteneva di poter entrare in contatto con una realtà invisibile, percepibile non attraverso gli occhi e le orecchie fisiche, ma attraverso una diversa esperienza interiore.
Steiner comprese molto presto che difficilmente l’ambiente che lo circondava avrebbe potuto capire esperienze simili. Per questo ne parlò pochissimo.
E forse già allora nasceva la domanda che avrebbe accompagnato tutta la sua esistenza:
come conciliare ciò che l’uomo vede con i sensi con ciò che può sperimentare interiormente?