Ep.1 - Le Tesi di Alfred Wallace contro la vaccinazione 1889
La Sfida di un Gigante: La storia di Quando Alfred R. Wallace Infranse il Consenso Medico
Ciao a tutti e benvenuti. Oggi faremo un vero e proprio viaggio indietro nel tempo per esaminare un documento storico davvero particolare e clamoroso. Stiamo parlando di un pamphlet pubblicato nel lontano 1889, un testo che all'epoca fece tremare le fondamenta del consenso medico e mise in discussione una pratica sanitaria consolidata da oltre un secolo.
Ma la cosa più interessante, ciò che rende questa storia così affascinante, è l'identità dell'autore. Non si trattava di un agitatore qualunque, di un semplice polemista, ma di uno dei più grandi scienziati e pensatori della sua epoca. E le sue armi, badate bene, non erano semplici opinioni o sterili teorie, ma dati, dati nudi e crudi, provenienti da fonti ufficiali del governo britannico. Un'analisi statistica rigorosa usata per sfidare l'establishment.
Vi anticipo subito il succo della sua tesi, per farvi capire subito la portata dello scontro. Una pratica sanitaria definita da lui "inutile e pericolosa". Una dichiarazione forte, sferzante, forse persino sconsiderata per il suo tempo, non trovate? E a sostenerla, come dicevo, non era una persona qualunque, ma un celebre uomo di scienza, un nome che tutti noi abbiamo studiato a scuola e che ricorre in uno dei capitoli più importanti della storia della scienza.
Ebbene sì, stiamo parlando proprio di Alfred Russel Wallace. Lui, il coscopritore della teoria dell'evoluzione per selezione naturale, insieme a Charles Darwin. Un gigante che ha contribuito a cambiare la nostra comprensione del mondo naturale. E in questo pamphlet, Wallace veste i panni di un dissidente scientifico, un uomo che usa lo stesso rigore analitico applicato alla biologia per smontare le pratiche della sanità pubblica.
Nei prossimi minuti, andremo a sviscerare punto per punto le argomentazioni che ha presentato. Vedremo come ha utilizzato i dati ufficiali del governo britannico per gettare un'ombra di dubbio su una delle pratiche mediche più consolidate del suo tempo: la vaccinazione contro il vaiolo. Una vera e propria lezione di come leggere le statistiche e di come sfidare l'autorità.
I Quattro Pilastri della Tesi di Wallace e l'Analisi dei Dati Governativi
Ok, entriamo subito nel cuore del suo lavoro. Wallace, con la meticolosità che lo contraddistingueva, ha costruito tutta la sua argomentazione su quattro punti principali, quattro pilastri logici e statistici in grado, a suo dire, di far crollare l'intero castello di certezze. E la sua fonte? Non una fonte di parte, ma ben 45 anni di statistiche ufficiali raccolte e pubblicate direttamente dal governo britannico.
Ed eccoli qui, i quattro pilastri del suo caso contro la vaccinazione:
- Sosteneva che la mortalità complessiva per Vaiolo fosse diminuita in maniera irrisoria o insufficiente.
- Affermava che non c'erano prove chiare che il merito di quel (poco) calo fosse dovuto alla vaccinazione, e non ad altri fattori.
- Metteva in dubbio che la malattia, in realtà, fosse diventata meno grave come molti sostenevano.
- E, cosa forse più preoccupante di tutte, ipotizzava che altre malattie trasmissibili stessero aumentando come effetto collaterale della pratica vaccinale.
Vediamo ora come Wallace ha cercato di provare il primo dei suoi punti, confrontando il vaiolo con un'altra malattia.
Il Tifo come Cartina di Tornasole: L'Argomento del Declino Comparato
Bene, entriamo nel vivo con la prima grande prova statistica che Wallace porta a sostegno della sua tesi. È un confronto diretto tra i tassi di mortalità di diverse malattie nel tempo, una comparazione che visualizzava attraverso quelli che lui chiamava "curve diagrammatiche". Un'antesignano della moderna infografica, se vogliamo.
E qui salta fuori un dato che, all'epoca, era davvero destinato a far riflettere. Wallace analizzò le cifre di Londra e si accorse che la mortalità per vaiolo era diminuita di appena 57 decessi per milione di persone. Ma nello stesso identico periodo, il tifo, una malattia anch'essa legata a doppio filo alle condizioni igieniche, aveva registrato un crollo impressionante di ben 382 decessi per milione. Parliamo di un calo quasi sette volte maggiore!
E questa, capite bene, era la domanda chiave che Wallace poneva all'establishment medico. Il suo ragionamento era ferreo: "Se i miglioramenti generali in campo igienico, come la diffusione di sistemi fognari più efficaci e l'accesso all'acqua pulita, stanno facendo crollare le morti per tifo in modo così netto e spettacolare, non dovrebbero avere un effetto simile, se non identico, anche sul vaiolo?".
Il fatto che il calo del vaiolo fosse così modesto, per lui, significava solo una cosa: c'era una "causa contraria" che stava frenando la discesa naturale del vaiolo, una forza che agiva in senso opposto ai benefici igienici. E questa "causa contraria", nemmeno a dirlo, era proprio la pratica della vaccinazione.
Il Test del Nove Fallito: L'Esercito e la Marina Britannici
Ma per Wallace c'era ancora un modo per mettere alla prova, il "test del nove", la prova schiacciante sull'efficacia del vaccino. E la trovò analizzando due gruppi che avrebbero dovuto essere, teoricamente, perfettamente protetti: l'Esercito e la Marina Britannici.
Lì, la vaccinazione e, cosa fondamentale, la rivaccinazione, erano eseguite con la massima precisione, seguendo le regole più ferree e severe del tempo. Se la rivaccinazione garantiva una protezione totale, questi gruppi avrebbero dovuto avere tassi di mortalità quasi nulli.
Peccato che i dati ufficiali, ancora una volta, raccontassero tutta un'altra storia. Certo, l'Esercito aveva un tasso di mortalità per vaiolo più basso, ma la Marina? Il suo tasso era praticamente identico a quello della popolazione civile generale.
La domanda che Wallace poneva a questo punto era assolutamente logica e devastante: "Ma se la rivaccinazione garantisce una piena e totale sicurezza, com'è possibile un risultato del genere in un gruppo sottoposto a regole così rigide?"
I dati provenienti da questi gruppi "perfettamente protetti", a suo avviso, dimostravano in modo inequivocabile che la vaccinazione, e in particolar modo la rivaccinazione, non stava affatto funzionando come la comunità medica andava sostenendo. Per lui, era la prova provata di un fallimento.
Il Calderone Statistico: La Fallacia del Confronto Vaccinati/Non Vaccinati
E adesso arriviamo a un punto che Wallace considerava forse il più ingannevole e manipolatorio di tutti: il confronto fatto negli ospedali tra i tassi di mortalità dei vaccinati e dei non vaccinati.
Sentite questo numero, citato anche in Parlamento all'epoca: 45%. Era una cifra ufficiale, che sosteneva che il 45% dei malati di vaiolo non vaccinati moriva, contro solo il 15% dei vaccinati. A prima vista, sembra una prova inconfutabile, una differenza abissale.
Wallace, però, era convinto del contrario. Credeva che questa statistica fosse in realtà costruita su un sistema di classificazione con delle falle enormi, un sistema che definì giustamente "ingannevole". E il suo punto era proprio questo: la categoria "non vaccinato" era, statisticamente parlando, una specie di calderone dove finivano le persone più fragili e vulnerabili della società, gonfiando artificialmente i numeri.
Chi c'era in questo calderone?
- I neonati, che hanno già di per sé un rischio di mortalità altissimo per qualunque malattia.
- Le persone troppo malate o debilitate per poter essere vaccinate in sicurezza.
- Addirittura i pazienti in condizioni così gravi da vaiolo che le cicatrici del vaccino erano state coperte dalla malattia stessa, finendo per essere classificati erroneamente come "non vaccinati".
Per supportare la sua tesi, Wallace citò persino le ammissioni di ufficiali medici, come un certo Dottor Vaché, che confessava che la stragrande maggioranza dei casi etichettati come "sconosciuti" erano in realtà stati dichiarati vaccinati dai loro stessi familiari. Un errore di classificazione reale e diffuso.
Il suo ragionamento statistico era implacabile e logico:
- Il vaiolo è micidiale per i neonati.
- Quasi tutti i neonati, per ovvie ragioni, non sono vaccinati.
- Questo gruppo di non vaccinati (i neonati) ha già di per sé un'altissima mortalità.
Quindi, mettendo insieme tutte le età, l'altissima mortalità di questi bambini finiva per gonfiare artificialmente la mortalità di tutta la categoria dei "non vaccinati", creando l'illusione statistica di una protezione maggiore per i vaccinati.
Il Danno Attivo: Vaccinazione come Veicolo di Altre Malattie
E adesso, teniamoci forte, perché arriviamo all'affermazione più pesante e controversa di Wallace. Non solo pensava che la vaccinazione fosse inutile, ma era convinto che fosse attivamente dannosa, una causa diretta di malattia e morte per altre patologie.
Wallace tirò fuori i dati che mostravano un aumento preoccupante di malattie come la sifilide e il cancro. Il suo sospetto? Che fosse tutto legato alla pratica, comune all'epoca, della vaccinazione "da braccio a braccio", in cui il materiale veniva prelevato direttamente da una persona e inoculato in un'altra.
Secondo lui, questa pratica rudimentale poteva trasmettere, senza volerlo, altre malattie infettive di cui il donatore era portatore, collegando così l'aumento delle morti per queste altre patologie proprio all'epoca in cui la vaccinazione era diventata obbligatoria.
Insomma, la sua conclusione era senza appello. Mettiamo pure che la vaccinazione avesse eliminato del tutto il vaiolo (cosa che, ribadiamolo, lui negava), l'aumento delle morti per queste altre malattie significava che il bilancio totale per la salute pubblica, nella sua analisi, era comunque tragicamente negativo. Un passo avanti nel vaiolo, due passi indietro in altre malattie.
L'Appello Drammatico: Dissenso, Politica e Libertà Individuale
E così, con tutte queste conclusioni in mano, Wallace non si è limitato a pubblicare i suoi dati e a farsi ascoltare nelle aule della scienza. No, ha lanciato un vero e proprio appello politico e appassionato, rivolto direttamente ai legislatori del suo tempo, a coloro che potevano cambiare le leggi.
Per riassumere, ecco i tre punti chiave della sua tesi finale e politica:
- Le prove dimostravano in modo definitivo che la vaccinazione era un fallimento come protezione.
- Credeva che fosse un pericolo attivo per la salute pubblica, trasmettendo altre malattie.
- Affermava che la sua presunta efficacia si basava su statistiche manipolate e costruite male.
E da qui, il suo appello finale al Parlamento britannico. Drammatico, scritto tutto in maiuscolo nel suo opuscolo, per sottolineare l'urgenza e la gravità della situazione. Chiedeva l'abolizione immediata delle leggi che rendevano la vaccinazione obbligatoria, definendole niente meno che un "dispotismo crudele e criminale".
Il caso di Alfred Wallace ci lascia con una domanda che è ancora incredibilmente attuale. Al di là dei dettagli tecnici della sua analisi sul vaiolo (che, è bene ricordarlo, si basava sulle conoscenze e le pratiche del 1889 e non sui vaccini moderni), questa storia solleva questioni enormi, questioni senza tempo:
- Come la società gestisce il dissenso scientifico, soprattutto quando arriva da un luminare?
- Come i dati vengono letti, comunicati e, talvolta, interpretati o distorti per sostenere una tesi?
- E, in ultima analisi, qual è la relazione, sempre complicata e tesa, tra scienza, politica e libertà individuale?
È una storia che ci insegna quanto sia cruciale la lettura critica delle statistiche, ieri come oggi. Cosa ne pensate di questo insolito ruolo di Alfred Wallace? Un eroe della statistica o un pioniere del dissenso?