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Il suono del minimo sforzo

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IL SUONO DEL MINIMO SFORZO

Quando smetti di forzare, inizi ad ascoltare.

Per un musicista, l'idea dello sforzo è quasi sempre associata alla dedizione.

Studiare di più.

Ripetere di più.

Controllare di più.

Correggere di più.

Essere più precisi.

Essere più forti.

Essere più veloci.

Ci hanno insegnato che per diventare grandi musicisti dobbiamo impegnarci continuamente, superare i nostri limiti, controllare ogni dettaglio e non concederci mai distrazioni.

Ma esiste un'altra possibilità.

Una possibilità che non parla di quanto possiamo fare, ma di quanto possiamo smettere di fare.

È qui che nasce il concetto de Il suono del minimo sforzo.

IL MUSICISTA CHE FA TROPPO

Quando suoniamo, spesso non ci limitiamo a suonare.

Controlliamo.

Anticipiamo.

Correggiamo.

Prevediamo.

Giudichiamo.

Cerchiamo di ottenere il suono che abbiamo in testa.

Controlliamo il movimento delle dita.

Controlliamo la posizione del corpo.

Controlliamo il respiro.

Controlliamo la qualità del suono.

E, senza rendercene conto, possiamo trasformare un gesto che dovrebbe essere fluido in una sequenza di istruzioni.

Il corpo viene sommerso dalle nostre intenzioni.

Più vogliamo controllare il risultato, più aumentiamo l'interferenza.

E a volte il paradosso è proprio questo:

più cerchiamo di fare bene, più facciamo fatica a farlo bene.

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