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La "Fake News" che ha cambiato la Storia: il falso documento di Costantino

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Saluti a voi, cercatori di verità e appassionati di quegli enigmi che, una volta svelati, mandano in frantumi le fondamenta stesse del potere. Oggi vi porto nel cuore del Quattrocento per analizzare un’opera che è un vero bisturi filologico: la De falso credita et ementita Constantini donatione declamatio di Lorenzo Valla.

Immaginate la scena: un uomo solo, armato di una grammatica implacabile e di una logica che non fa sconti a nessuno. Da una parte, l'immensa autorità della Chiesa, che da secoli giustifica il proprio dominio temporale su un pezzo di carta; dall'altra, Valla che pone una domanda tanto semplice quanto devastante: «Se questa donazione è vera, perché voi Papi continuate a chiedere a ogni nuovo Imperatore di confermarla? Non si chiede la conferma di ciò che si possiede già di diritto!». È possibile che un intero impero sia stato regalato con un documento... scritto nel secolo sbagliato? Scopriamolo insieme.

L’Autore in pillole: un oratore contro i giganti

Lorenzo Valla non era tipo da mezze misure. In servizio presso la corte di Alfonso d'Aragona — allora in aperto conflitto territoriale con Papa Eugenio IV — Valla scrive questo testo come un'arma politica e intellettuale. Si presenta come un uomo che ha sfidato i grandi del passato in ogni disciplina e che non teme di scrivere «contro i vivi» e contro i «sommi pontefici».

Il suo non è solo spirito critico, è temerarietà pura. Consapevole che il Papa può colpire chiunque con i «dardi invisibili» della scomunica o dell'anatema, Valla non indietreggia. Per lui, la difesa della verità è il segno di una virtù altissima, superiore a qualsiasi corona. Si considera un "nuovo Paolo" che ha il dovere di rimproverare "Pietro" quando questi devia dalla via della giustizia.

Il “Dove” e il “Quando”: la spada e la parola

Siamo nel XV secolo. La Chiesa non è solo un'autorità spirituale, ma un sovrano armato di «spada temporale». Papa Eugenio IV rivendica il dominio su Roma, l'Italia e l'intero Occidente basandosi su un pilastro giuridico: la Donatio Constantini.

Valla scrive mentre l'Italia è scossa dalle truppe del patriarca Vitelleschi e dai ricordi dell'incoronazione di Sigismondo (1433). In questo clima di tensioni tra Napoli e Roma, la filologia smette di essere un esercizio accademico per diventare una bomba a orologeria. Valla vuole dimostrare che il potere temporale della Chiesa non è un dono divino, ma il frutto di una truffa orchestrata da ignoranti.

Mappa dei Personaggi

Secondo la "messa in scena" retorica di Valla, i protagonisti sono quattro:

  • Lorenzo Valla: Il filologo implacabile, il difensore della verità che non teme di morire per essa.
  • Costantino: L'imperatore descritto come un uomo assennato. Valla argomenta che un sovrano simile non avrebbe mai diviso l'impero a metà, diseredando i propri figli e offendendo il Senato per trasferirsi in una «modesta cittaduzza» (Bisanzio).
  • Papa Silvestro: Il vero santo. Valla immagina Silvestro mentre rifiuta il dono, citando il Vangelo («Date a Cesare quel che è di Cesare»). Per Valla, l'immagine di un Silvestro avido di regni terreni è un insulto alla memoria del santo.
  • Il Falsario: L'antagonista assoluto. Valla lo copre di insulti: uno «stoliduzzo», un «asino a due zampe», un «ecclesiastico bene ingrassato» e un «pendaglio da forca». Un uomo che, per bramosia di dominio, ha inventato un testo ridicolo.

Sintesi dell’Analisi (La Trama del Discorso)

Valla distrugge il documento seguendo tre linee d'attacco:

Fase 1: L'Impossibilità Psicologica e Politica

Valla interroga il buon senso: perché Costantino, che ha combattuto guerre sanguinose per unificare l'impero, dovrebbe cederne la parte migliore a un sacerdote? Nessun sovrano sano di mente priverebbe i propri figli dell'eredità per darla a un estraneo, provocando rivolte nel Senato e nel popolo romano.

Fase 2: Il Silenzio della Storia e il "Senz'appello" delle Monete

Qui Valla usa il metodo scientifico. Nota che nessuno storico dell'epoca (come Eutropio o Eusebio) menziona il passaggio di proprietà di Roma al Papa. Ma il colpo di grazia è archeologico: Valla analizza le monete d’oro. Se il Papa avesse regnato su Roma, avremmo monete con il suo volto; invece, troviamo solo monete imperiali con l'iscrizione Concordia Orbis. Il silenzio dei metalli è più eloquente di mille pergamene.

Fase 3: Il Crollo Linguistico

È il terreno preferito di Valla. Egli individua anacronismi barbari che un romano del IV secolo non avrebbe mai usato:

  • Satrapi: Il falsario cita i "satrapi" come magistrati romani. Ma i satrapi erano funzionari persiani! Metterli prima del Senato romano è un'assurdità storica.
  • Banna e Mappula: Termini barbari e ridicoli usati per descrivere vessilli e ornamenti.
  • Udones: Il falsario descrive i chierici con indosso "uose" (calzari) di tela bianca. Valla ride: gli udones citati da Marziale sono fatti di pelo di capra (cilicio), non di lino! Il falsario non sapeva nemmeno di cosa fossero fatti i vestiti che descriveva.

Il Cuore del Messaggio

Per Valla, la missione della Chiesa è «pascolare le pecore», non riscuotere tributi o scatenare guerre. Il potere temporale ha corrotto il papato, trasformando i pastori in lupi. Non esiste carica che renda immuni dalla riprensione se si pecca contro la verità.

«La causa della verità, della giustizia, di Dio si difenda da me con animo forte, con grande fiducia, con buone speranze.»

Perché leggerlo oggi: Filologia contro Disinformazione

La lezione di Valla è il primo grande esempio di verifica delle fonti (fact-checking). Ci insegna che il prestigio di un'istituzione non deve mai proteggerla dall'analisi critica. È un inno alla resilienza intellettuale: il coraggio di dire la verità contro un errore accettato da tutti per secoli solo per pigrizia o timore. Ti sei mai trovato a dover difendere una verità evidente contro un dogma di massa?

Gemme e Curiosità dal Testo

  • L'Errore Geografico: Il falsario dimostra di non sapere dove si trovi il mondo. Chiama la Tracia "Oriente" (mentre volge a settentrione) e la Giudea "Occidente" rispetto all'Italia. Per Valla, è la prova che chi scriveva non aveva mai aperto una mappa.
  • Il Papa Stalliere: Il documento descrive Costantino che tiene il freno del cavallo di Silvestro, agendo come un «cavallaro» (stratore). Valla definisce questa immagine un «teatro di demoni»: l'idea dell'Imperatore del mondo che fa da stalliere a un prete è per lui il culmine dell'assurdo grottesco.

Conclusione

Abbiamo visto come Lorenzo Valla abbia usato la grammatica come un'arma da guerra per smascherare una truffa millenaria. È la vittoria della luce della ragione sulle tenebre dell'ignoranza interessata.

Conoscevi già la ferocia retorica con cui Valla ha ridicolizzato questo falso? Dimmelo nei commenti!

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