Anche questa è una notte, o del soliloquio tragicomico
Anche questa è una notte, o del soliloquio tragicomico
Musiche originali di Paolo Mereu
Testo, drammaturgia del suono e messa in voce di Gaetano Marino
Durata: 1h 40m 40s
Titoli
01-Raccontare una storia
02-Una notte di mezza estate
03-Una notte di sogno
04-Pullman-totem-show
05-Una notte strana
06-Notte paura
07-Ultima notte
Presentazione
Il racconto comincia con una breve riflessione sui dubbi e le difficoltà nell'articolare una «storia semplice».
Siamo a Pitz’e Serra, un quartiere di periferia nato negli anni ottanta del secolo scorso accanto al Quarto Domino/Sant’Aleni (Quartu Sant'Elena), sistemato ai margini della «Città Castellana» (Cagliari, Casteddu): un dormitorio di «loculi cementiferi», profitto edilizio maldestro abitato da inquilini «transfughi».
In una stanza amena impera un’estate torrida e afosa. Da una finestra giungono i miasmi di uno stagno, rumori di vita di borgata, tutti in attesa dell'arrivo liberatorio del vento di Maestrale.
Tra quelle mura, che sgretolano lentamente, accadono trasgressioni intime e spione — come la contemplazione della proliferazione dei tarli allogati nel legno di una libreria trascurata, insieme alla condivisione dello spazio con una cagnetta a pensione.
Spunta così l’incedere di un sogno bislacco e premonitore.
Ci si sveglia poi in tempo per sopravvivere all’attesa del solito pullman/totem diretto alla città grande, e il suo viaggiare spericolato con i suoi siparietti - accaduti per davvero in poco più di mezzora (n.d.r) - impregnati di incredibile e grottesca comicità.
Giunti al capolinea il viaggio prosegue verso l’onorabile lavoro e, dato che l’indomani sarà giorno di riposo, concluso il turno “svuotainsulti”, si va dritti ad assaporare il solito caffè nell’eterna gloriosa piazza sistemata sotto una luna appannata. Lì ci si stupisce dei tondi di fumo maldestri accompagnati da apparizioni di “madonnine campagnole” inattese.
Un viaggio tragicomico e grottesco in cui il tempo si dilata e la realtà lentamente va in frantumi. Il peso dei ricordi insoluti, l'alienazione del lavoro, certi desideri impossibili da amare e, infine, l’assurdità di un finale di partita dove il tempo si trasfigura nel gioco di un’immaginazione tragica dove prendono forma due piccoli angeli; come un di più per una parata di visioni inquietanti e ciniche.
Con un linguaggio crudo che attinge alla lingua del popolo, visionario e fortemente evocativo, la storia affronta un’immersione febbrile nei meandri di una mente solitaria, nella quale la bellezza e l’orrido si confondono, lasciando l’ascoltatore/spettatore sospeso tra il riso aspro e il gioco assurdo di un artifizio impregnato di umorismo.
Una storia che interroga un uomo più che maturo a cui il tempo non basta più se sia rimasto qualche senso del vivere, insieme alla fatica di essere umani in un mondo che, nel cuore di una vita, smette di avere risposte, o forse non ha più domande.