La Cuccuma. Storie e rito del caffè napoletano
La Cuccuma — Storia e rito del caffè napoletano
La cuccuma non è soltanto una caffettiera.
È un gesto, un’attesa, una memoria domestica.
Questo libro racconta la caffettiera napoletana come oggetto simbolico, rito quotidiano e frammento vivo della cultura di Napoli. Dalla storia del caffè alle botteghe dei ramaioli, dai bassi e dai cortili della città fino alla scena teatrale di Eduardo De Filippo, La Cuccuma accompagna il lettore dentro un mondo in cui il caffè non è solo una bevanda, ma un modo di abitare il tempo.
La cuccuma diventa così una piccola macchina morale: insegna la presenza, la cura, la pazienza, il valore dei gesti fatti bene. Il suo rito lento si oppone alla fretta contemporanea e restituisce al caffè una dimensione più intima, domestica e umana.
Nel libro si attraversano storia, artigianato, memoria familiare, antropologia del quotidiano e cultura napoletana. Ampio spazio è dedicato anche al cuppetiello, al rapporto tra Napoli e il caffè, alla voce teatrale di Eduardo e alla ricerca di Riccardo Dalisi sulla caffettiera napoletana.
Il volume si chiude con un’appendice pratica dedicata all’uso della cuccuma: strumenti, macinatura, dosi, acqua, preparazione con caffettiera in acciaio/alluminio e in rame, errori da evitare e glossario essenziale.
Cosa troverai nel libro
- La storia culturale della cuccuma napoletana.
- Il legame tra caffè, casa, cortile e città.
- Il ruolo del cuppetiello nel rito del caffè lento.
- Il rapporto tra artigianato, rame, botteghe e memoria materiale.
- Il caffè napoletano nel teatro di Eduardo De Filippo.
- Il valore simbolico della lentezza nella vita contemporanea.
- Una guida finale alla preparazione corretta del caffè con la cuccuma.
A chi è rivolto
A chi ama Napoli, il caffè, gli oggetti con una storia, i riti domestici e la cultura materiale.
A chi cerca un libro breve ma denso, capace di trasformare una semplice caffettiera in un racconto di identità, memoria e bellezza quotidiana.
La Cuccuma è un invito a riscoprire il caffè non come consumo rapido, ma come gesto di cura.
Perché alcune cose non vanno accelerate. Vanno attese.