Il primo sogno trascritto
(2015 – 2025 Viaggio onirico)
Il 15 febbraio 2015 trascrivo il mio primo sogno.
Erano anni difficili, attraversati da crisi personali profonde. Le mie letture sulla psicoanalisi mi aiutavano a sopravvivere: non cercavo tanto direzioni, quanto mappe. Vedevo il mondo come un luogo ostile, in cui non avrei mai trovato casa, o almeno non la sensazione di averne una.
Cominciai ad appuntare i sogni perché avevo letto di quanto fossero stati fondamentali per l’uomo, lungo tutta la sua storia. Non come oracoli da interpretare, ma come tracce di un cammino: non una Via da seguire, ma una mappa personale da disegnare.
Anche i sogni che ricordavo di anni precedenti, pochi ma vivi, meritavano di essere trascritti. Capivo che proprio perché erano rimasti impressi — forse rimodellati dal tempo — avevano il diritto di essere accolti e letti con cura.
“Il sogno è un tentativo di farci assimilare cose non ancora digerite, un tentativo di guarigione.”
C.G. Jung – Analisi dei sogni: seminario tenuto nel 1928-30
Quelle parole, pur lontane nel tempo, mi sembrarono come il bugiardino di un farmaco invisibile: i sogni non curano in modo diretto, ma insegnano a guarire.
Se solo avessi ascoltato i miei sogni con più lucidità, mi dico oggi.
Eppure, anche quei tentativi acerbi del 2015 — rozzi appunti pieni di esitazioni — hanno avuto un senso. Hanno dato luce alle ombre, dignità a una storia personale che, passo dopo passo, è arrivata fino a qui, a questo progetto.
Come scrivo nella mia biografia, non sono l’unico né il più bravo a muovermi nei sentieri onirici. Imito, prendo spunto, traduco. Non svelo significati nascosti: offro carta, matita e righello, affinché ciascuno possa tracciare la propria mappa interiore.
La mia non è più “bella” delle altre. È soltanto la mia.
Ho solo imparato, un poco alla volta, ad usare gli strumenti per disegnarla.
— Ian
Custode dei Sogni