La cura della mente porta con sé un paradosso: sembra necessaria solo quando il dolore si fa insopportabile, quando qualcosa si spezza, quando il buio è troppo fitto per ignorarlo.
Ma il vero atto di coraggio è diverso. È prendersi cura di sé quando le acque sono calme, quando la vita scorre senza allarmi, quando tutto sembra andare bene.
Perché la mente non si rompe all’improvviso: prepara silenziosamente il suo terreno, accumula tensioni, conserva ombre. È un fiume sotterraneo che scorre invisibile, e che un giorno può emergere con la forza dirompente di un’alluvione.
Ecco allora la possibilità di un gesto diverso: cercare ascolto prima del dolore, non dopo. Non importa quale forma abbia questo ascolto — psicoterapia, meditazione, rituali simbolici, carte medicina, o un semplice spazio di parola. Ogni ponte che ci permette di attraversare il fiume e guardare dentro è sacro.
Il tabù della malattia mentale pesa proprio perché non si vede, non si misura, non si tocca. Fa più paura di una ferita al corpo, perché ci costringe a specchiarci in qualcosa che sfugge al controllo. Ma uno specchio limpido, anche piccolo, anche silenzioso, può già essere un inizio di guarigione.
In Onirica, lo strumento chiamato Specchio Silenzioso non vuole sostituirsi a una terapia. È un gesto semplice: restituire simbolicamente una parola, un pensiero, una paura. Non per dare risposte, ma per aprire domande. È come attraversare un piccolo ponte in solitudine: non c’è giudizio, non c’è pubblico. Solo un primo sguardo dall’altra parte del fiume.
La mente resta una terra misteriosa e affascinante. Ma se impariamo a curarla anche quando stiamo bene, allora la cura non sarà più una rincorsa, ma un cammino.
Un atto di libertà.
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Custode dei Sogni — Ian