Quando diciamo “mettersi la mano sulla coscienza” pensiamo subito a un gesto morale: ammettere un errore, riconoscere una colpa.
Eppure la coscienza non è un giudice interiore. È piuttosto lo spazio in cui l’Io si muove.
Immaginala come una casa.
Ci sono stanze illuminate, dove i ricordi e le idee sono subito accessibili. Ci sono corridoi in penombra, dove qualcosa si intravede ma non si afferra subito. E poi ci sono porte chiuse, che forse conducono a zone ancora inesplorate.
L’Io è il viaggiatore che abita questa casa. Si sposta da una stanza all’altra, porta la luce dove serve, decide quali immagini tenere a portata di mano e quali lasciare in secondo piano.
La coscienza non contiene tutto ciò che siamo, ma custodisce il materiale immediatamente visibile, quello che ci permette di orientarci nel mondo, di agire, di dialogare con gli altri.
È una dimora fragile: può restringersi fino a diventare una sola stanza, oppure aprirsi, accogliere nuove esperienze, integrare aspetti che prima erano rimasti fuori dalla sua luce.
✦ Una soglia verso l’inconscio
Ogni casa ha finestre e porte che si affacciano sull’esterno.
Così anche la coscienza si affaccia su un territorio più vasto: l’inconscio.
Quello sarà il tema del prossimo passo del nostro viaggio.
Per ora basta ricordare questo: la coscienza non è tutta la psiche. È il suo salotto illuminato, la parte visibile della nostra abitazione interiore.
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Custode dei Sogni — Ian